stanza del sale
11 Ottobre 2019 in Pensieri

La Stanza del Sale

Sono nella Stanza del Sale, in cui ero così curiosa di entrare.
Chissà come me la immaginavo.
Forse tappezzata di grossi chicchi, con le pareti ruvide, da sfiorare con le mani.
O forse con il pavimento sommerso, da affondarci con i piedi e appoggiarsi contro i cumuli.
Me la immaginavo senza orizzonte, di un colore simile al bianco.
La stanza vera, diversamente da quella nella mente, è minuscola.
Le mattonelle sono scure, e le crepe, pure scure, tra le mattonelle non si vedono. Alla mia destra c’è una parete grigia, che mi pare morbida.
Premo, il polpastrello affonda. Morbida in effetti lo è.
Niente sale.
Passo accanto al braciere. Sembra spento, leggo
Pericolo Ustione
io tocco lo stesso, ed è appena tiepido.
Ci sono quattro lettini bianchi.
Mi distendo, infastidita dal via vai appena fuori dalla porta di vetro da cui sono entrata, mentre mi domando, a testa bassa, dove sia questo sale che dà il nome alla stanza.
Ed eccolo, proprio di fronte a me,
un muro di mattoncini di sale.
Il sale è rosa, ma i colori del muro sono il giallo, l’arancio, il bianco, il rosso, in base al modo in cui la luce naturale si infila tra fessure più chiare e attraversa i piccoli blocchi meno densi, in qualche modo, alla vista, porosi.
Quasi ci passeresti sopra le dita, e la lingua, pure, per provare se è davvero salato.
Come in risposta al mio desiderio, leggo
Non toccare le pareti di sale
che poi di parete ce n’è solo una

e penso che questo muro è come un inizio.
Diverso da come lo immaginavi.
Che non ci puoi fare quello che volevi.
Che, anzi, non lo puoi nemmeno toccare.