post-pensieri
26 Ottobre 2019 in Pensieri

Lezione di yoga

Lezione di yoga.
Le luci sono soffuse, la voce dell’istruttrice è calma, salda.
La pratica è intensa,
i corpi sudano,
si sentono il rumore dei respiri,
l’ohm registrato che a un certo punto fa parte dell’ambiente e non si distingue più,
le parole che guidano.
Molti, anche io, hanno gli occhi chiusi.
Posizione del cadavere.
La contentezza nessuno la esprime, ma nell’aria si sente, evapora da dentro di noi, insieme alla consapevolezza di essercela conquistata.
Ma ecco che quando siamo pronti, i corpi e gli occhi coperti da teli, felpe, fazzoletti, nella sala accanto comincia un corso, forse di zumba.
La musica è altissima, le percussioni del brano ritmato percorrono il pavimento e ci raggiungono,
le nostre orecchie, le nostre teste, i nostri corpi stesi, stanchi, indifesi, pronti ad affidarsi.
Sentiamo la voce dell’altra istruttrice che si arrampica sulla musica, ficcante, perentoria, e che chiama i passi, mentre noi stiamo fermi.
È il momento in cui occorrerebbe concentrarsi sul respiro, ma io non mi sento respirare.
Il pavimento dovrebbe diventare bianco e morbido sotto di me, ma lo sento duro e immobile.
La voce della nostra istruttrice cambia.
Nella guida pare meno convinta, esitante, tenta di farsi sottile eppure, allo stesso tempo, si tende perché costretta a spalmarsi su una frequenza più alta per provare a raggiungerci tutti.
E secondo me lei sente
mentre lo intuisco anche io, insieme ad alcuni di noi,
senza fastidio, risentimento, rabbia,
che nulla si può
contro l’essenzialmente diverso
il rumore contro il silenzio
il silenzio contro il rumore.
Lei stessa,
almeno in una piccola parte,
sa che contro il rumore non può nulla
e che non può insegnarci a potere
se lei non può.
Proprio mentre tutto questo affolla la mia fronte, le mie tempie e le mie palpebre,
facendomi arrendere alla probabilità di essere schiacciata
di rimanere in balìa del caos che accade
contratta, per proteggermi dai colpi del rumore,
come per magia rilascio e mi rilascio
e di musica o voci
caldo o freddo
tensione o rilassamento
non ne sento più.
Non mi addormento, non sono sveglia,
ma sono insieme dentro e fuori di me
senza coscienza di esserlo o non esserlo
nel corpo ma oltre,
senza sensi o pensieri.
L’ora scivola via, le luci si riaccendono, le parole, anche le nostre, si riattivano ritornando indietro dal soffuso.
Mentre queste voci mi solleticano fastidiosamente i timpani
mi pare di aver scoperto un posto in cui può non esistere,
in cui non esistere si può.
Com’è non lo so, perché mentre ci stavo non c’ero.
Ma adesso so che è possibile.