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18 Ottobre 2019 in Pensieri, Polaroid

Traveling #1

Accanto a me in aereo c’è un uomo alto e anziano.
Ha il silenzio dentro.
Consulta i documenti che ha tirato fuori una busta di carta gialla, un po’ sgualcita, quella in cui, mi viene da indovinare, glieli hanno spediti.
Accende e spegne la luce sopra di lui attraverso il touch screen, senza difficoltà a regolare la pressione sotto le dita.
Ai suoi polpastrelli – ai miei meno – lo schermo subito risponde.
Poi guarda un film e a metà si addormenta.
Quando si sveglia, imposta la visualizzazione dell’itinerario di volo e se ne sta vigile a seguire ciò che gli accade sotto, gli occhi assorbiti dal mare e la terra sul monitor poco luminoso.
Sul capo gli intravedo qualche neo, velato dai capelli bianchi, radi, che gli incoronano la testa.
Ora dorme di nuovo, tenendo le mani incrociate sulle gambe. Il mio braccio tocca il suo, gomito a gomito sui sedili stretti, e mi ritrovo a funzionare al ritmo del suo sonno, inaspettatamente familiare.
Mio nonno.
Mi accosto un po’ di più, provando ad abbandonarmi al respiro suo.
Chiudo gli occhi, immaginando di potergli stare accanto davvero, di nuovo, ancora per qualche ora, e incredibilmente, dopo pochi minuti, mi scopro a crederci davvero.
Mentre non mi addormento e piango veloce per le cose che non mi ricordo più, il signore si muove, si sveglia, si volta verso di me, e che non è mio nonno lo vedo.
Ma, senza conoscerlo e senza sorridergli, gli sono grata per quel piccolo miracolo.